Ufo e Alieni: L'Incidente di Roswell

 

New Mexico, Luglio 1947. 
Mac Brazel un allevatore, durante un giro di controllo delle sue pecore dopo una notte di intensi temporali, scopre una quantità considerevole di detriti sul terreno.
Poco più a valle, qualcosa aveva creato un cratere di diverse centinaia di metri di lunghezza, con frammenti metallici sparsi su di una vasta area. Alcuni di questi frammenti sembravano avere strane proprietà fisiche, come composti da una lega mai vista prima. 
Dopo averne presi alcuni da mostrare ai suoi vicini Floyd e Loretta Proctor, Brazel ha guidato fino a Roswell per contattare lo sceriffo locale George Wilcox.
In breve tempo il corpo militare di Roswell isolò l’intera zona per diversi giorni, e provvide al recupero di tutti i rottami. 
Qualunque cosa fosse stata trovata al centro del cratere, venne trasportata da grandi aerei B29 e C54 dalla base Wright Field fino a Dayton in Ohio.

La mattina dell’8 Luglio 1947, il colonnello William Blanchard, comandante della 509° Brigata Bombardieri, dirama un comunicato stampa ufficiale, attestante il ritrovamento di un relitto di “disco volante non identificato”.  La notizia non fa in tempo ad arrivare alle agenzie stampa dei principali giornali americani, quando viene diramato un secondo comunicato dall’ufficio del generale Roger Ramey, comandante dell’Ottava Air Force di Fort Worth Texas, distante 400 miglia dal luogo del presunto impatto. Il comunicato stampa annullava il precedente, sostenendo che il colonnello Blanchard aveva commesso un errore di interpretazione, identificando come “oggetto volante non identificato” i resti di un comune “pallone meteorologico munito di riflettore radar”.
Evidente fu il tentativo frettoloso di copertura della notizia.
Tutto ciò che seguì a questi eventi, fu velato infatti dal segreto governativo.

Il colonnello Blanchard non era persona incline ad errori così monumentali. Egli infatti raggiunse nella sua carriera alti gradi militari, fino al titolo di Vice Capo di Stato Maggiore della United States Air Force ed inoltre altri generali di brigata testimoniarono in seguito a favore di quest’ultimo, dichiarando che il suo comunicato era corretto e che i rottami apparivano effettivamente di un oggetto non di questo pianeta.
Molti militari, in seguito a questa fuga di notizie vennero rimossi dai loro incarichi, a sottolineare che effettivamente qualche evento importante era celato dietro l’incidente di Roswell. Ma cosa? 
E perché il governo ha custodito il segreto per più di 50 anni?

Il 12 gennaio 1994, il membro del Congresso degli Stati Uniti Steven Schiff di Albuquerque, New Mexico, ha dichiarato alla stampa che in merito a quell’evento vi fu ostruzionismo da parte del Dipartimento della Difesa. Agenzie come la CIA si sono sempre rifiutate di collaborare con gli investigatori e alla richiesta di informazioni sull’evento di Roswell, si celavano dietro lapidarie risposte come “documenti non esistenti” o “documenti secretati per motivi di sicurezza nazionale”.

Da un lato, le agenzie governative si sforzano di dichiarare che gli UFO non esistono, eppure continuano a nascondersi dietro la sicurezza nazionale, per aggirare la Freedom of Information Act.

Nonostante i tentativi di depistaggio da parte del governo, le informazioni dettagliate sul recupero dei rottami di Roswell e degli eventi correlati sono piuttosto estese. Alcuni anni fa gli investigatori sono riusciti a mettere le mani su di una copia dell’Roswell Army Air Field Annuary del 1947, che ha permesso loro di individuare i testimoni dell’incidente in tutto il paese.

Il primo testimone contattato è stato il tenente colonello Jesse Marcell, uno dei due primi ufficiali a raggiungere il luogo dell’impatto. Date le sue qualifiche professionali, è impensabile che potesse non riconoscere i resti di un pallone sonda. E infatti il suo commento sui detriti fu assoultamente perentorio: “quegli oggetti non erano di questa terra”.
Dopo aver visionato il luogo dello schianto, Jesse Marcell si fermò addirittura a casa, per mostrare alcuni piccoli pezzi di detriti che aveva raccolto al figlio di 11 anni (oggi adulto e affermato medico che ricorda molto bene l’episodio) ed alla moglie.

Il secondo testimone fu il generale Thomas DuBose, ora deceduto, il quale rispose personalmente alla telefonata da parte di Washington che richiedeva “il cover-up” ossia l’insabbiamento dell’affare Roswell. Le istruzioni, disse DuBose, erano chiare: “bisognava inventare rapidamente una storia di copertura”.

Il generale Arthur E. Exon, oggi in pensione, all’epoca era tenente colonnello e ricorda chiaramente che all’epoca tra i suoi colleghi vi era la piena consapevolezza che “i detriti provenissero dallo spazio”.

Secondo i membri della famiglia dello sceriffo Wilcox, il primo a ricevere la segnalazione dell’incidente di Roswell dall’allevatore, i militari furono espliciti nel far intendere che lui e i familiari avrebbero rischiato la vita se avessero lasciato trapelare informazioni sull’accaduto.

Lo stesso allevatore Mac Brazel, fu sequestrato e portato in una località segreta per quasi una settimana. Il figlio ricorda che all’epoca  tenne per se alcuni frammenti trovati nei campi, finchè i militari non irruppero in casa, sequestrando tutto. Ci si chiede a questo punto perché, se si trattava davvero di un pallone sonda, fosse necessario preoccuparsi tanto di farne sparire tutti i frammenti.

Quello che realmente si è verificato a Roswell rimane ancora oggi un mistero. 
Con l’inganno, la frode e la massiccia disinformazione il  governo è riuscito nel suo intento di distogliere l’opinione pubblica dalla verità su questo incidente.