Ufo e Alieni: Monoliti tra i Crateri Lunari?

 

C’è chi sostiene da secoli o da decenni che la Luna è stata esplorata o è abitata: tutti signori che sono in ottima compagnia, dato che già Luciano di Samosata, con altri pensatori antichi non meno illustri «vide» sul nostro satellite esseri staordinari, animali bizzarri ed altre cose piuttosto interessanti. 
E c'è chi crede ancor oggi di scorgere in certi particolari delle foto scattate dalle sonde sovietiche e statunitensi sagome d'ignoti astronauti, addirittura esemplari di fauna «spaziale». 

È ovvio che nel gioco delle luci e delle ombre di queste affascinanti immagini si può «vedere» un po' di tutto, con l'aiuto d'un pizzico di fantasia. Se, poi, vi fosse stato davvero qualcosa che avesse potuto sostenere l'ipotesi d'una presenza «straniera» su Selene, gli studiosi non avrebbero certo mancato di notarlo e di sottolinearlo per primi, considerato che il materiale raccolto è stato sottoposto ai più scrupolosi esami. 

Da questi esami sono appunto emerse constatazioni inattese, sicuramente non sensazionali come le teorie di chi sostiene la presenza di forme di vita sul satellite, ma strabilianti a sufficienza.  Ce ne parla il professor William Blair, che non è certo un osservatore dilettante, ma un insigne specialista d'antropologia fisica ed archeologia, occupante un posto di primo piano nell'Istituto di biotecnologia della «Boeing». 

Ad attuare l'attenzione del professor Blair fu una immagine scattata dal «Limar Orbiter 2» sull'orlo occidentale del Mare della Tranquillità e diffusa dalla NASA il 2 novembre 1966. Essa venne subito battezzata «la foto delle cuspidi» per le distintissime ombre che vi si scorgono e che si staccano nettamente, per la loro forma, dalle familiari caratteristiche del paesaggio lunare. 

La più grande di tali ombre è simile a quella che il monumento a Washington getta nel primo mattino o nel tardo pomeriggio; la guglia più alta misura circa 213 metri, mentre le più basse dovrebbero avere le proporzioni d'abeti di notevole taglia. Queste formazioni hanno colpito parecchi scienziati, i quali non hanno tuttavia azzardato tentativi di spiegazione: le notizie relative a supposte «costruzioni lunari» rivelatesi poi formazioni naturali, costituiscono infatti un persuasivo invito alla prudenza; ed è appunto seguendolo che uno dei maggiori esperti in tal campo, il dottor Richard W. Shorthill, ha parlato delle cuspidi come del «risultato di qualche evento geofisico». La vaga definizione è sembrata accettabile a molti, ma non a Blair, che pensa la si possa demolire con un semplicissimo termine di riferimento: quello relativo ai monumenti preistorici del nostro pianeta, così come vengono mostrati dalle foto aeree. 

«Se le cuspidi fossero davvero “il risultato di qualche evento geofisico”», osserva lo studioso, «sarebbe logico attendersi di vederle distribuite a casaccio. Di conseguenza, la triangolazione darebbe triangoli scaleni o comunque irregolari. Quella concernente gli “oggetti” lunari conduce, invece, ad un sistema basilare coordinato x, y, z ad angolo retto, sei triangoli isosceli e due assi consistenti di tre punti ognuno». 

Quella che Blair definisce «un'analisi limitata ed in sommo grado speculativa di sospetti rapporti coordinati» include una cosiddetta «fossa», più esattamente una vasta depressione rettangolare ad occidente della guglia maggiore. «L'ombra gettata da tale depressione», sottolinea lo scienziato, «sembra indicare quattro angoli a 90°, e la struttura fa pensare ad uno scavo le cui pareti siano state rovinate da un processo d'erosione o precipitate nell'interno». 

Con queste considerazioni — si chiedono, non alieni da una punta d'ironia, altri studiosi, Blair ci vuoi forse suggerire l'idea che le cuspidi siano l'opera di un'intelligenza transitoria, strumenti d'osservazione o di navigazione celeste, o addirittura di comunicazione? «Volete che ve lo confermi per screditarmi?», risponde il professore, senza giri di parole. «Bene, vi voglio dire questo: se un simile complesso fosse stato fotografato sulla Terra, la prima preoccupazione degli archeologi sarebbe stata quella d'ispezionare il luogo e di compiervi scavi di saggio tendenti ad accertare la portata della scoperta». 

Gli osservatori scettici non possono che ribattere tirando in ballo il caso, le cui bizzarrie potrebbero talvolta far sì che fenomeni naturali dessero luogo a formazioni simmetriche. «Ma se questo “assioma” fosse stato applicato ad analoghe formazioni terrestri», ribatte Blair, «più della metà dell'architettura azteca e maya oggi conosciuta sarebbe ancor sepolta sotto colline e depressioni coperte d'alberi e di boscaglia... un “risultato di qualche evento geofisico”; l'archeologia non si sarebbe mai sviluppata, e la maggior parte dei dati relativi all'evoluzione umana resterebbe avvolta nel mistero». 

La Luna cela ancora innumerevoli enigmi, dalle «guglie scintillanti» alle «cupole» sparse un po' dappertutto, dalla strana formazione a croce fotografata da Robert E. Curtis, un astronomo d'Alamogordo, ed illustrata dalla rivista dell'università di Harvard, al curiosissimo «blocco» ripreso dalla «Sond 3» nel luglio 1965 e pubblicato dalla «Pravda» in un suggestivo ingrandimento.  Le «cuspidi di Blair», tuttavia, rappresentano lo enigma che più fa riflettere. 

Consideriamole pure formazioni naturali: dovremmo però ammettere che sono le prime di questo genere su cui abbiamo mai posato lo sguardo. Poiché se fosse stato il caso a produrle, ci troveremmo di fronte a qualcosa d'ancor più strabiliante della rappresentazione grafica del teorema di Pitagora realizzata per pura combinazione da un scimmia a cui abbiamo regalato un gessetto.