Miti e Leggende: Lo Yeti

 

NEL 1921, il Tenente Colonnello Charles Kenneth Howard-Bury, un militare inglese alla guida di una spedizione sul Monte Everest, raccontò una storia molto intrigante. La sua squadra aveva appena terminato la scalata del lato nord della montagna, quando notarono un’ombra scura muoversi tra la neve verso di loro.

Quando gli esploratori raggiunsero la zona di avvistamento, gli unici segni di vita erano delle larghe impronte vagamente umane impresse nel terreno. Howard-Bury disse che le sue guide Sherpa chiamavano quella creatura “Metoh-Kangmi” che tradotto vuol dire “Abominevole Uomo delle Nevi”.

Questo termine Sherpa in realtà è un nome collettivo che indica tre diverse creature delle montagne. Prese individualmente, esse hanno tre nomi distinti: il “Dzu-Teh” che gli esperti riconducono ad un raro tipo di orso che popola le montagne,  “Thelma” che sembrerebbe essere un tipo di scimmia e lo “Yeh-Teh”. Quest’ultimo è l’animale più interessante: E’ descritto come alto quasi due metri, ricoperto di una pelliccia rossa, braccia lunghe e pendenti, testa leggermente conica e volto umanoide. Lo “Yeh-Teh” è in sostanza quello che comunemente chiamiamo Yeti.

Nel 1925 un fotografo greco di nome N.A. Tombazi faceva parte di una spedizione sull’Himalaya quando uno dei suoi Sherpa gli indicò una figura in lontananza. Tombazi disse che la figura era diritta, sui due piedi come un essere umano e stava staccando dei rami da un albero. Il mostro scomparve prima che Tombazi potesse fotografarlo. Quando il gruppo raggiunse la zona dell’avvistamento trovarono per terra strane impronte di piedi, simili a quelli umani. Durante gli anni successivi, molte altre spedizioni segnalarono la presenza di queste misteriose impronte.

Nel 1951, il famoso scalatore Eric Shipton e il suo collega Michael Ward presero parte all’ “Everest Reconnaissance Expedition”. Lo scopo della missione era tracciare la strada migliore per raggiungere la vetta. Ad un certo punto della risalita, vennero ritrovate delle strane impronte nel terreno. Shipton e Ward scattarono numerose foto delle tracce e seguirono le impronte finchè fu possibile, senza però trovare nulla.

Sir Edmund Hillary e lo Sherpa Tenzing Norgay, due dei più celebrati scalatori dell’Everest, trovarono impronte giganti nella loro spedizione del 1953. La scoperta si rivelò piuttosto interessante in quanto il padre di Norgay aveva incontrato uno Yeti poco prima di morire. Hillary decise pertanto nel 1960 di organizzare una nuova spedizione, esclusivamente per ricercare prove dell’esistenza dello Yeti.

La spedizione non trovò assolutamente nulla e Hillary dichiarò in maniera perentoria che lo Yeti non esisteva ed era semplicemente frutto di una leggenda. Secondo gli scalatori che accompagnarono Hillary nella ricerca, le operazioni vennero però condotte con grande superficialità e poco impegno. 

Il fallimento della missione spense molto dell’interesse che era nato all’epoca per la figura misteriosa dello Yeti. Nonostante questo, però, molte delle spedizioni che seguirono segnalarono costantemente la presenza di strane impronte nella neve. In un episodio del 1974 si segnalò anche la morte di alcuni yak (animali utilizzati per trasportare le vettovaglie nelle spedizioni) attaccati durante la notte da un animale misterioso.

Nel Marzo 1986 Tony Woodbridge, un fisico inglese, che si trovava sull’Himalaya per compiere un viaggio in solitaria, ebbe un insolito incontro faccia a faccia con il mostro. 

Durante il suo tragitto, notò più volte delle impronte nel terreno, ma non se ne curò finchè, ad un certo punto, sentì un forte rumore, come di una piccola frana. Percorsi alcuni metri, notò che la strada era crollata e una grossa parete di neve impediva il passaggio. Tentando di aggirare l’ostacolo notò che a circa 150 metri, sul fondo della vallata, vi era una grossa e pelosa creatura, diritta sulla neve e assolutamente immobile. Woodbridge fortunatamente aveva con se una macchina fotografica e scattò diverse immagini del mostro. Sfortunatamente, nonostante le forti convinzioni iniziali, analisi approfondite delle immagini fecero emergere diversi dubbi sulla natura del soggetto fotografato. Una seconda ispezione del luogo in montagna convinse lo stesso Woodbrige che probabilmente aveva scambiato un albero e le sue fronde innevate per lo Yeti.

Anche se episodi come questi non fanno che rafforzare le convinzioni degli scettici, molti esperti sono ancora convinti che l’idea che esistano specie di scimmie sconosciute sulle montagne non sia così tanto campata in aria. Molti animali sono difficili da trovare e catalogare, e molti dei più rari sono state scoperti solo negli ultimi decenni. 

E’ forse possibile che creature simili allo Yeti, discendenti da scimmie preistoriche, vivano in parti remote ed ancora inesplorate del mondo. Qualsiasi sia l’opinione dei ricercatori, gli Sherpa ne sono comunque convinti: loro non sono mai stati soli sulle montagne.