Miti e Leggende: La Maledizione di Tutankamon


Nel diciannovesimo secolo, un giovane archeologo di nome Howard Carter si convinse che i resti del “Re Bambino” Tutenkhamun, giaceva indisturbato da qualche parte in Egitto. Carter arrivò la prima volta in Egitto nel 1891, e iniziò i suoi scavi nel 1917 grazie a dei fondi stanziati per lui da Lord Carnavon, un nobile inglese. Dopo cinque anni di ricerche infruttuose, il suo finanziatore decise di concedergli solo altri sei mesi di fondi per gli scavi. 

Il 4 Novembre 1922 il team di Carter ritrovò dei gradini intagliati nella pietra della Valle dei Re. Rimuovendo una serie di impedimenti rocciosi, Carter scoprì una vera e propria scala sotterranea, che terminava su di una porta che riportava l’iscrizione “Tutenkhamun”. L’archeologo bloccò i lavori e inviò un telegramma in Inghilterra, invitando ufficialmente Carnavon a presenziare all’apertura dell’ultima lastra di pietra.

Carnavon raggiunse il sito, e insieme a Carter entrò nella tomba. Insieme scoprirono una finta sala, una stanza con le provviste e poi quella funeraria. A differenza di altri faraoni, Tuthenkhamun aveva riposato indisturbato fino a quel giorno, e quando Carter entrò nella sua sala illuminò con la luce delle torce inestimabili tesori. Tutti gli oggetti vennero catalogati e quello senza dubbio più stupefacente si rivelò il sarcofago stesso, composto da tre bare una all’interno dell’altra di cui l’ultima tutta scolpita nell’oro. All’interno dell’ultimo sarcofago, l’archeologo trovò la mummia perfettamente conservata del Re Bambino.

Tutto il gruppo di ricerca festeggiò nei giorni successivi il grandioso ritrovamento. Tuttavia iniziarono a circolare strane voci che Carter, nell’entrare nella tomba, avesse rimosso un misterioso sigillo sul quale era incisa la scritta “La Morte cada con ali veloci su colui che profana la tomba del Faraone”. Nel 1923, Lord Carnavon venne punto da uno strano insetto. Il giorno successivo, radendosi, infettò la ferita e morì di febbre all’ospedale del Cairo. Si racconta che al momento del suo trapasso tutte le luci dell’ospedale si spensero d’improvviso e il suo cane, in Inghilterra, dopo aver ululato fosse morto. Alcuni testimoni racconteranno in seguito che, quando venne prelevata la mummia del Faraone, sul suo collo vi era “un morso” simile a quello che provocò la morte di Carnavon.
Durante i due anni successivi, due parenti di Carnavon, la segretaria personale di Carter e diversi altri membri della spedizione egiziana morirono in circostanze misteriose. In Inghilterra, i giornali titolarono “Morti per la Maledizione del Faraone”.

Alcuni storici ritegono che gli antichi egizi posizionassero veleni di vario genere nelle tombe, per vendicarsi di eventuali ladri. Scienziati hanno inoltre ipotizzato che alcuni dei cibi lasciati nelle tombe per il viaggio spirituale del defunto, potessero negli anni marcire e generare microscopiche spore velenose, respirate poi dagli ignari esploratori.  Questi “funghi velenosi” altamente volatili, sviluppatisi nei 3000 anni di giacenza nelle tombe, sarebbero la causa di febbri e infezioni mortali.
Questo, unito alla salute già cagionevole di Lord Cannavon, potrebbe spiegare in maniera razionale la sua morte improvvisa.

In ogni caso queste teorie non spiegano completamente la presunta maledizione,  perché solo alcune delle persone coinvolte nello scavo sono morte di cause non naturali. Delle 26 persone presenti all’apertura della camera funebre del Faraone, 6 sono morte nei dieci anni successivi.
All’apertura del sarcofago erano presenti 22 persone, di cui 6 morte nei dieci anni successivi. Di queste sei persone decedute, nessuno però era tra quelli che avevano fisicamente prelevato il corpo mummificato. Carter stesso, primo in ogni operazione nella tomba, morì di cause naturali a 66 anni.

In ogni caso possiamo dire che Lord Carnavon era colui che promosse e pagò la spedizione e fu anche il primo a metter piede nella tomba all’apertura dell’ultima lastra di pietra. Forse per questo l’ira di Tutenkhamun si focalizzò su di lui. Inoltre è notizia certa l’assenza di luce improvvisa nell’ospedale del Cairo e la morte del cane lo stesso giorno del padrone.

Un’ultima affascinate storia è che Carnavon regalò a Carter un canarino portafortuna. A quanto pare il povero uccellino, il giorno stesso dell’ingresso nella tomba del Faraone, venne mangiato da un cobra. Il cobra, per inciso, è l’animale che per gli egiziani rappresenta il Faraone…