Misteri e Occulto: La Combustione Umana Spontanea

 

La mera nozione che un essere umano abbia la capacità di bruciare in fiamme senza l’ausilio di una fonte esterna potrebbe apparire troppo assurda per essere studiata. Ma siamo sicuri che nel nostro corpo non vi sia nulla in grado di scatenare il fuoco? Negli ultimi trecento anni sono stati registrati un notevole numero di episodi nei quali persone, senza alcun preavviso o esposizione a fiamme vive, sono state trovate carbonizzate. Il fatto che nessun tipo di danno sia stato rilevato nei tessuti vicini ai resti ha lasciato gli esperti molto perplessi. Questo fenomeno non ancora compreso appieno viene chiamato “Combustione Umana Spontanea”.

Molti dei soggetti attaccati da questa sindrome, detta SHC, spesso si trovavano semplicemente seduti su di una sedia prima di prender fuoco. Una prima spiegazione del fenomeno fu legato al consumo di alcolici da parte dei soggetti coinvolti. Si ritenne infatti che una reazione chimica dell’alcol presente nel sangue potesse causare la combustione. Questa teoria è oggi stata abbandonata, ma è però comprovato che vi sono elementi comuni in tutti gli episodi di combustione umana.

Generalmente è il tronco del corpo a riportare le bruciature più severe e nella posizione dei piedi vengono generalmente rinvenute delle impronte fumanti. Tra i resti del soggetto sono sempre distinguibili la spina dorsale, il teschio e le braccia. Il danno sofferto dal corpo durante la combustione spontanea appare inflitto da un calore di molto superiore a quello presente in una sala crematoria. Un fenomeno ricorrente in tutti i casi registrati è inoltre che, nonstante le temperature di combustione stimate oltre i 600 gradi,  oggetti e materiali intorno al soggetto non vengono distrutti - a parte i vestiti indossati e ad un leggero alone di bruciato nella zona dei piedi.
In un caso di una donna bruciata nel suo letto, le lenzuola vennero ritrovate assolutamente integre.
In altre circostanze, sono stati rilevati segni di bruciatura sulle pareti adiacenti il cadavere e sul soffitto.

La combustione umana spontanea venne studiata per la prima volta nel 1673 dal francese James Dupont, il quale raccolse un grande numero di casi nel testo “De Incendiis Corporis Humani Spontaneis”. L’interesse verso l’argomento venne stimolato in Dupont a seguito del processo di Nicolle Millet, nel quale un uomo venne dichiarato non colpevole dell’omicidio della moglie in quanto si ritenne la donna vittima di un attacco di combustione spontanea. Da allora il fenomeno acquistò credibilità, tanto che lo stesso Charles Dickens utilizzò questa sindrome per far morire uno dei personaggi della sua novella Bleak House.

Uno degli episodi più importanti di combustione spontanea avvenne in Florida il 2 Luglio del 1951 alla pensionata Mary Reeser. Le uniche parti risparmiate della donna furono il suo teschio, rimpicciolito alle dimensioni di una palla da baseball, la sua spina dorsale ed il piede destro. Le autorità chiusero il caso archiviandolo come incidente domestico, ma l’evidenza mostrava che nulla del suo appartamento – compresi i giornali vicino ai resti della donna – era stato interessato dalle fiamme.

Un evento simile si verificò nel Novembre del 1998, quando la 67enne Gisele venne ritrovata carbonizzata nella sua casa a Honfleur in Francia. Oltre ad un cumulo di ceneri, di lei rimase solo il piede destro. In questo caso a disintegrarsi completamente fu anche la sedia a rotelle sulla quale era seduta, mentre tutto il resto della casa rimase intatto.
In queste situazioni, purtroppo la polizia può solo giustificare gli eventi cercando la motivazione più razionale. L’alcolismo, la presenza di grassi in eccesso nell’organismo, un corto circuito nel sistema elettrico del corpo, sono tutte spiegazioni al fenomeno che però non sono dimostrabili scientificamente.

Per molti, alla fine, la spiegazione più accettabile è che la combustione umana spontanea sia semplicemente il frutto di un atto divino. Certo, non vi sono basi scientifiche neanche per questa motivazione, ma forse tra le tante è quella che appare per certi versi più rassicurante.