Misteri e Occulto: L' Isola di Pasqua

L’ISOLA DI PASQUA

L’Isola di Pasqua, o Rapa Nui, si trova a sud dell’Oceano Pacifico a circa 2300 miglia dalla costa occidentale del Peru. Formatasi successivamente ad un’eruzione vulcanica sul fondo dell’oceano, è separata dalle altre isole Polinesiane da una grande lingua di mare. L’isola stessa occupa solo 70 Km quadrati e ha tre crateri vulcanici. La maggior parte dell’isola è desolata e rocciosa, fatta eccezione per alcune zone fertili ed alcuni piccoli laghi. Da esami approfonditi del terreno, però, si è scoperto che non è sempre stato cosi: molto tempo fa l’Isola di Pasqua era una terra ricca di flora e fauna.

La prima volta che il mondo esterno venne a conoscenza di quest’isola fu quando un ammiraglio olandese di nome Jakob Roggeveen vi finì per caso, nella domenica di Pasqua del 1722. Arrivato sull’isola, l’ammiraglio trovò una popolazione primitiva, che viveva nelle grotte e praticava il cannibalismo. Quello che davvero stupì gli uomini dell’equipaggio furono delle immense statue scolpite nella pietra dette “Moai”, messe a guardia dell’isola. Studi recenti ne hanno catalogate più di mille, alte tra 4 e 8 piedi, e del peso medio di 20 tonnellate. La più grande è circa 25 metri e pesa quasi 90 tonnellate.

Le origini degli abitanti dell’Isola di Pasqua è ancora oggi motivo di dibattito. Uno dei primi visitatori dell’isola dopo Roggeveen fu il Capitano James Cook. Cook aveva tra i suoi marinai un giovane Hawaiano che riuscì a comunicare usando la sua lingua nativa con gli abitanti dell’isola. Questo fece dedurre che essi parlassero il Polinesiano e che quindi fossero lontani discendenti di quel popolo. Un’altra teoria vorrebbe gli abitanti dell’isola provenire dal Sud America, in quanto alcuni prodotti da loro coltivati avrebbero origine in quelle terre. Sono state portate all’attenzione degli studiosi anche le notevoli similitudini tra le culture americane pre-Inca e quelle dell’Isola di Pasqua.

La popolazione dell’antica Rapa Nui si insediò sull’isola probabilmente intorno al primo secolo A.D. e iniziò quasi subito la costruzione delle enormi statue. Gli artigiani svilupparono una precisa tecnica per creare gli uomini di pietra dalle pareti dei crateri vulcanici. Utilizzando un complesso sistema di funi e carrucole, essi adagiavano il “Moai” su di una piattaforma funebre detta “Ahu” sulla quale venivano bruciati i resti dei defunti. Si riteneva che la figura di pietra fungesse da talismano, proteggendo i parenti del defunto. Gli archeologi hanno rinvenuto sull’isola anche dei manufatti in legno detti “talking boards”, sui quali sono descritti gli antichi riti religiosi.

La storia dell’Isola di Pasqua ricorda quella del paradiso perduto. Quando i primi coloni vi si insediarono dalla Polinesia, trovarono una terra fertile e ricca: Vi erano grandi foreste, frutti esotici e animali da pascolo. Ma il benessere e la vita serena durarono solo per poco tempo: Nel 1500 A.D. un nuovo culto chiamato “il culto dell’uomo uccello” si diffuse tra la popolazione. Probabilmente esso era collegato all’arrivo sull’isola di nuove tribù ed alla conseguente lotta per il predominio sui territori. I vari clan iniziarono una sanguinosa guerra, che portò al lento degrado della civiltà. In poche centinaia di anni, l’Isola di Pasqua da terra fertile e ricca di speranze si trasformò in una landa arida e desolata, popolata dai selvaggi incontrati da Roggeveen.

Una volta scoperta dal mondo esterno, ci volle poco tempo perché l’isola divenisse terra di conquista. Nel 1800 numerose navi arrivarono sull’isola, schiavizzando la popolazione e portandola a lavorare nelle miniere peruviane. Lentamente, grazie anche alle malattie che arrivarono insieme ai conquistatori, la popolazione si ridusse da 1877 a 111. 

Molti missionari europei si adoperarono per la sopravvivenza dei restanti indigeni e della loro cultura, ma fu tutto inutile: ormai l’Isola di Pasqua e i segreti delle statue di pietra si erano persi per sempre.