Il Rapimento di Buff Ledge

 

I rapimenti alieni registrati nella zona di Buff Ledge, vicino Burlington – Vermont, sono più interessanti rispetto agli altri in quanto coinvolgono due persone che, nonostante fossero diverse per età e residenza,  raccontarono agli investigatori eventi di straordinaria somiglianza.

L’incidente avvenne al Buff Ledge Camp, un campo estivo per ragazze – da allora chiuso. I due testimoni non sono mai stati pubblicamente identificati, ma l’astronomo e ufologo Walter N. Webb, che ha passato anni a studiare il caso, diede loro lo pseudonimo di Michael Lapp e Janet Cornell.

Il 7 Agosto del 1968 Lapp e Cornell che lavoravano come assistenti nel campo, stavano rilassandosi su di un piccolo molo a forma di L che si trovava sulle rive del lago Champlain. Il campo a quell’ora era quasi deserto, e la maggior parte degli occupanti era fuori  per le attività ricreative pomeridiane.

Lapp e Cornell furono testimoni dell’apparire in cielo di una luce molto forte, che lentamente si trasformò in un oggetto sigarifome. Da un lato dell’oggetto uscirono tre luci bianche più piccole, che iniziarono ad effettuare strane evoluzioni nel cielo. Le luci ad un certo punto furono così vicine che fu possibile scorgere la loro forma, che appariva discoidale con una sorta di cupola trasparente.
 
Dopo alcuni minuti gli oggetti volanti si separarono, andando in direzioni opposte emettendo un suono descritto da Lapp come “di migliaia di diapason”. Mentre due dei velivoli si indirizzarono a Nord e a Sud, il terzo puntò verso i due testimoni, atterrando al centro del lago.
 A quella distanza, l’oggetto risultava grande come una piccola casa. 

Una volta finito in acqua, il disco volante riaffiorò a circa quattro metri di altezza sul lago e si diresse verso i testimoni fermandosi a circa venti metri da loro. L’oggetto era così vicino che Lapp poteva vedere all’interno dell’abitacolo i suoi occupanti che, con suo stupore, apparivano figure dalla testa molto grande, piccoli in statura e con occhi grandi e bocca sottile.  Gli umanoidi erano vestiti con delle uniformi di colore grigio argento.

A questo punto Lapp si girò verso la sua compagna, ma si accorse che la donna era in uno stato di apparente trance. Il suo sguardo era fisso e sembrava non reagire ai suoi richiami. 

 Preso dalla disperazione Lapp decise di tentare un dialogo con le entità aliene. “Chi siete? Perché siete qui?” urlò. Con sua grande sorpresa, una voce dal tono femminile rispose alla domanda, direttamente nella sua testa. L’entità disse che non volevano far loro del male e che erano tornate sulla terra dopo l’esplosione della prima bomba atomica per cercare una particolare forma di energia. Le risposte alle domande di Lapp, che parlava ad alta voce, arrivavano tutte telepaticamente.

L’entità parlò anche di una guerra in corso, contro altri “alieni” che essa definì “malvagi”. Alla domanda “Da dove venite?” l’entità risposte pronunciando un nome che Lapp ascoltò ma non fu mai in grado di pronunciare.

Successivamente le due entità scomparvero dalla vista di Lapp, e l’UFO si posizionò in alto, sulle loro teste. Un raggio accecante scese su di loro, descritto da Lapp come “una luce liquida” che avvolse i loro corpi, facendoli accasciare sul molo come senza forze. Il ricordo successivo è solo buio e grida lontane di ragazzine del campo che urlavano di aver visto un disco volante in lontananza. Quando Lapp riaprì gli occhi, vide che il disco lanciava raggi di luce verso i testimoni.

La sera, tornato a casa, Lapp cercò di raccontare l’accaduto ai familiari e alla sua fidanzata che però apparvero molto scettici a riguardo. Per non essere giudicato male, preferì non insistere tenendo per se l’avvenimento. Non ne parlò più con nessun altro, neanche con la stessa Cornell che poi, dopo la fine del campo estivo, non vide più.

Negli anni successivi Lapp ebbe sogni rivelatori nei quali viaggiava su di un disco volante, e si avvicinò agli studi mistici e religiosi. Nel 1978 raccontò quello che gli era accaduto a Webb, che allora era un astronomo impiegato presso L’Hayden Planetarium di Boston.

A seguito della chiacchierata, Webb rintracciò  Cornell ad Atlanta. Lei confermò l’avvistamento e la versione di Lapp, nonostante però le sue memorie si fermassero ad una grossa luce e al successivo svenimento, come se fosse vittima di un qualche vuoto di memoria.

Posti separatamente sotto ipnosi, i due raccontarono un rapimento alieno. 
Lapp ricordò di trovarsi sulla plancia di comando del disco volante in compagnia di uno degli umanoidi, mentre all’esterno erano visibili le stelle, lo spazio, la terra e la luna. Lapp ricorda Cornell legata su di un tavolo da operazioni, in una zona inferiore dell’astronave. Su di lei vennerò praticate delle analisi mediche e al termine anche lui venne fatto sdraiare su di un tavolo adiacente, dove perse conoscenza.

Al suo risveglio si accorse che il disco era entrato all’interno di un hangar, probabilmente di una qualche astronave madre nello spazio. Venne a questo punto condotto con un raggio traente attraverso diverse zone dell’astronave madre. Una era una sala a forma di cupola nella quale erano riuniti centinaia di umanoidi, intenti a fissare qualcosa che era però fuori dalla sua portata visiva. 

Il racconto di Cornell si rivelò meno dettagliato di quello di Lapp. Si ricordò di essersi trovata improvvisamente a bordo dell’UFO, e di aver incontrato delle entità aliene la cui descrizione è identica a quella fornita da Lapp. Anche la descrizione degli interni dell’astronave aliena è molto simile a quella presentata da Lapp.

Webb ha dedicato più di cinque anni alla ricerca di altri testimoni dell’avvistamento alieno che potevano trovarsi nel campo estivo quel giorno del 1968, ma senza risultati. 
Test psicologici dimostrarono comunque la totale sincerità ed onestà di Lapp e Cornell.