Ufo e Alieni: Il Rapimento Walton

 

Pochi casi di rapimenti UFO sono spettacolari o intriganti come quello che accadde nel Novembre 1975 in una zona remota dell’Arizona. La scomparsa per ben cinque giorni del taglialegna Travis Walton attirò l’attenzione di tutto il mondo, ispirando anche libri, fiction televisive, un film e soprattutto tantissime controversie.

La storia inizia con i sette membri di un gruppo di lavoratori – tra i sessanta e i ventotto anni di età – che finiscono il loro turno alle sei di mattina del 5 Novembre. Mentre lasciavano la zona di lavoro, che si trovava nel mezzo della foresta nazionale Apache Sitgraves, notarono davanti a loro una luce molto forte, nascosta in parte dalla fitta vegetazione. Mentre il loro pickup avanzava sulla strada, osservarono una struttura a forma di disco, di circa 100 metri di diametro, muoversi in direzione di una spianata. Il fuoristrada rallentò e Walton saltò giù, per andare a vedere da vicino quell’oggetto misterioso. Secondo le testimonianze dello stesso Walton, degli altri membri del gruppo, e dei rapporti di polizia dell’epoca, egli arrivò a circa dieci metri dal disco volante. 

All’improvviso un suono assordante iniziò a riecheggiare dall’UFO, così forte da costringere Walton ad indietreggiare verso l’automobile. Non fece però in tempo a fare che pochi passi, prima di essere letteralmente trafitto da un raggio bluastro partito dal disco volante che lo scagliò una decina di metri lontano. Terrorizzati, gli altri del gruppo si rifugiarono di corsa nel fuoristrada e scapparono via verso il sentiero. Alcuni minuti dopo, freddati gli animi, il gruppo decise di tornare indietro per recuperare il compagno. Sul luogo non trovarono però più nulla, e dopo circa un’ora di ricerche infruttuose, decisero di recarsi presso la locale stazione di polizia e denunciare il fatto.

Le prime deduzioni della polizia furono che gli altri membri del gruppo avessero ucciso Walton, simulando un presunto rapimento alieno oppure, in alternativa, che Walton si fosse finto morto per evitare il pagamento di alcuni debiti insoluti. In ogni caso, la pista del rapimento UFO non venne affatto tenuta in considerazione, in quanto ritenuta troppo fantasiosa.

I compagni di Walton furono sottoposti a test, verifiche e controlli. Le loro dichiarazioni apparvero sincere e nella zona iniziarono ad arrivare centinaia di turisti, curiosi, appassionati di UFO, attirati da questo misterioso avvenimento. Alla fine anche i più scettici iniziarono a considerare quantomeno possibile l’ipotesi del rapimento alieno.

Il 10 Novembre, a mezzanotte circa, il fratellastro di Walton, Grant Neff ricevette a casa una telefonata misteriosa. Dapprima il giovane pensò ad uno scherzo telefonico, perché la voce dall’altra parte era confusa, debole e ripeteva insistentemente di essere Travis Walton. Disse di trovarsi in una stazione di benzina a circa trenta miglia dall’abitazione di Neff e di aver bisogno di aiuto. Neff fu sul punto di chiudere la telefonata, quando la voce cambiò tono e divenne disperata. A quel punto il giovane capì che non si trattava di uno scherzo e che dall’altra parte c’era davvero Travis Walton.

Neff e Duane Walton, la moglie, si recarono in auto alla stazione di benzina e trovarono Travis Walton stremato in terra vicino alla cabina telefonica, con addosso gli stessi vestiti con cui era stato visto cinque giorni prima.

Da quel giorno, Walton racconterà sempre la stessa storia per vent’anni e oltre.
Dopo essere stato colpito dal raggio, egli perse conoscenza e si risvegliò molto tempo dopo, in un luogo che a prima vista appariva come la sala operatoria di un ospedale. L’atmosfera era pesante e l’umidità era così elevata che era difficile anche respirare. Tre figure umanoidi, con grandi occhi fissi, teste grandi e senza capelli, bocche, orecchie e nasi molto piccoli, erano intorno a lui ai bordi del lettino operatorio.

Terrorizzato, Walton saltò giù dal letto, prese il primo oggetto che trovò, una sorta di cilindro metallico, e iniziò ad agitarlo a mò di arma verso gli esseri, per tenerli lontani. Gli umanoidi parvero spaventati dal gesto e fuggirono via da una porta che era dietro di loro. 

Poco dopo, anche Walton scappò via dalla stessa porta, inboccando un lungo corridoio curvo. 
Entrò nella prima porta che trovò sulla sinistra. La stanza appariva vuota, tranne che per una grande sedia metallica al centro della sala. Dato che la sedia era di spalle, Walton non riusciva a capire se su di essa vi fosse seduto qualcuno. Si avvicinò quindi rasente il muro, e scoprì sollevato che non vi era seduto nessuno. Non appena si avvicinò alla sedia, le luci della stanza si affievolirono. Quando si sedette su di essa, le pareti scomparvero, mostrando tutto intorno un cielo stellato. Walton ricorderà questa esperienza come “sedersi su di una sedia nel mezzo dello spazio”.

La sedia aveva sui braccioli dei comandi, che una volta sfiorati muovevano la posizione delle stelle, come in un gigantesco planetario. Dopo alcuni minuti, le luci ritornarono nella stanza e dalla porta da cui Walton era entrato apparì una figura apparentemente umana, con una tuta spaziale e un casco in testa. Il misterioso personaggio aveva la pelle molto scura, occhi azzurri e capelli biondi. Walton in un primo momento pensò si trattasse di un essere umano come lui, e quindi cercò di comunicare, ponendo alcune domande su cosa stesse accadendo. Ottenne in risposta solo dei sorrisi e l’invito a seguirlo all’interno del corridoio.

Walton seguì lo straniero attraverso numerosi corridoi e porte. Ad un certo punto gli parve di attraversare un tunnel di collegamento all’interno di un hangar, dalle finestre del quale erano visibili diverse navi aliene simili a quella incontrata nella foresta.

Alla fine del lungo percorso, raggiunsero una sala nella quale vi erano due uomini e una donna, simili per abbigliamento e fattezze al suo accompagnatore. Questi altri tre individui però non indossavano il casco. Walton tentò nuovamente di comunicare con loro, ma anche in questa occasione, ricevette solo degli amichevoli sorrisi in risposta.  Quando l’uomo con il casco andò via, gli altri tre si avvicinarono a Walton e gli indicarono di sdraiarsi su di un lettino sul fondo della stanza. Il giovane si spaventò e iniziò a chiedere insistentemente cosa essi volessero da lui. La donna a questo punto gli avvicinò alla bocca una maschera simile ad un respiratore e lui cadde in un sonno improvviso e profondo. Quando si risvegliò si ritrovò nel retro della stazione di benzina.

Successivamente a questi avvenimenti, Walton e i suoi familiari vennero più volte sottoposti a test e a verifiche da parte di scettici desiderosi di smascherare una ipotetica truffa. Ad oggi però, non si è riusciti ad ottenere prove concrete di un eventuale “bufala”. 

Alcuni anni dopo Walton si sposò, mise su famiglia e divenne una persona rispettata nella sua comunità. Scrisse due libri sulla sua esperienza e la Paramount Pictures produsse un film basato sugli eventi, Fire in The Sky.