Ufo e Alieni: I Visitatori di Villanueva

 

Nel 1953, la notizia che Salvador Villanueva, cittadino messicano, era stato protagonista di un incontro con amichevoli esseri di un altro pianeta sconvolse ed eccitò tutta l’America Latina. I seguaci dei movimenti contattisti videro infatti in lui e nella sua storia la conferma che la gente dello spazio stava ampliando le sue missioni anche in queste zone della Terra. 

Villanueva, un autista part-time di taxi e limousine, venne pagato per viaggiare da Mexico City fino a Laredo, nel Texas. Lui e i suoi due passeggeri lasciarono Mexico City nella mattinata del 22 Agosto. Nel tardo pomeriggio l’auto guidata da Villanueva ebbe però un problema meccanico, che lo costrinse ad una fermata non prevista in un’area di sosta dell’autostrada. I due passeggeri decisero di raggiungere a piedi il villaggio vicino, alla ricerca di un meccanico che potesse soccorrerli. Il guidatore, invece, rimase nella vettura nel tentativo di farla ripartire. Non riuscendovi, si infilò sotto la macchina armato di chiave inglese, per capire quale fosse il problema.

Si fece rapidamente buio e quasi nessuna macchina transitava ormai più sull’autostrada. Ad un certo punto, mentre Villanueva era ancora sotto la vettura, udì un rumore di passi farsi sempre più vicino.
Alzò la testa e scorse due gambe coperte da strani stivali. Uscì quindi a fatica da sotto la vettura e vide che gli stivali appartenevano ad un uomo molto alto, dal volto innaturalmente pallido,  vestito con una tuta integrale. Lo strano personaggio aveva attorno alla sua vita un grosso cinturone che emetteva luci colorate e sotto al braccio sinistro stringeva un casco.  I suoi occhi erano penetranti, color ghiaccio, non aveva barba ma lunghi capelli grigi che cadevano sulle spalle.

Villanueva, piuttosto spaventato dall’incontro, non ebbe la forza di rispondere a due domande, pronunciate in perfetto spagnolo dal misterioso personaggio, su quale fosse il problema dell’auto. Dopo alcuni minuti, il tassista trovò il coraggio di parlare e chiese all’uomo se fosse per caso una sorta di aviatore. Egli rispose di si, e indicando con il braccio oltre la collina, disse “il mio veicolo, che voi chiamate aereoplano, è da quella parte”. Tranquillizzatosi, Villanueva invitò il pilota a sedersi nella sua auto, ma ad un tratto le luci sulla cintura dell’uomo iniziarono a lampeggiare emettendo strani suoni. Lo straniero quindi si infilò il suo elmetto e andò via rapidamente verso la collina. Villanueva lo guardò sparire in lontananza e poi ritornò nella sua auto, addormentandosi.

Dopo alcune ore, Villanueva sentì battere al finestrino dell’auto. Si risvegliò, convinto che i suoi due passeggeri fossero finalmente tornati con i soccorsi. Invece con stupore scoprì che al finestrino vi era il misterioso “pilota”, questa volta accompagnato da un suo simile, solo leggermente più basso.  Essi si accomodarono nell’automobile e iniziarono con lui un lungo dialogo. Dopo che essi iniziarono a descrivere la loro terra di origine, Villanueva capì che stavano parlando di un altro pianeta, e che quindi erano si piloti… ma dello spazio! Gli ci volle un po’ per convincersi che non si trattava di uno scherzo. 

Nelle ore che passarono Villanueva imparò molto riguardo il loro pianeta natio, la sua civiltà e tecnologia. Venne a conoscenza di una terribile guerra, avvenuta milioni di anni fa, tra diversi pianeti terminata solo dopo l’istituzione di un governo interplanetario presieduto da uomini saggi. I “piloti” facevano parte di una delle tante delegazioni extraterrestri presenti sulla terra. Il loro scopo era di osservare i comportamenti umani e riferire qualsiasi informazione utile ai loro superiori nello spazio.

La conversazione venne poi interrotta d’improvviso, quando le cinture dei due extraterrestri iniziarono nuovamente a lampeggiare ed emettere suoni. Era il segnale che li richiamava all’astronave. Villanueva venne invitato a recarsi con loro, ma arrivato all’esterno di questo enorme disco volante, ebbe troppa paura e scappò via tornando alla sua automobile. Da lontano, vide la nave alzarsi in cielo e scomparire tra le nuvole.

Quando l’esperienza di Villanueva arrivò ai giornali, egli venne paragonato al famoso contattista americano George Adamski. Lo stesso contattista volle incontrare Villanueva nell’inverno del 1955 per fargli alcune domande. Una coppia americana, che fu testimone all’evento riferirà in seguito: “Se le domande che pose Adamski potevano suonare strane, le risposte lo furono di gran lunga di più!  Salvador Villanueva passò a pieni voti un test condotto da una persona, Adamsky, che aveva davvero visto un disco volante… e quindi non poteva essere certamente ingannato con storie inventate”.

Desmond Leslie, collega di Adamsky, visito Villanueva alcuni mesi dopo. Leslie dichiarò che Adamsky gli aveva confidato “la chiave”, spiegando che “ogni uomo che ha avuto un vero contatto fisico con esseri di un altro mondo riceve da essi una “chiave” segreta, così che sia facilmente possibile – per chi ne ha le competenze – capire chi dice il vero da chi è un menzognero. Nessun uomo può inventare una “chiave” o indovinarla per puro caso.  Villanueva mostrò la sua “chiave” ad Adamsky senza alcuna esitazione.”

A differenza di Adamsky e di altri contattisti, Villanueva non trasformò il suo incontro in una professione e non ne ebbe alcun rientro economico. 
Per quello che è conosciuto, non ebbe altri incontri extraterrestri in seguito.