Miti e Leggende: I Mostri Acquatici Africani

 

Il continente africano è conosciuto per la sua spettacolare fauna: tigri, elefanti, giraffe. Ma vi sono creature, secondo quanto raccontato da chi vi ha vissuto, che ancora devono essere scoperte e catturate. Una tra le più famose è il Mokele M’Bembe. Un capitano tedesco dichiarò nel 1913 di aver visto una creatura delle dimensioni di un elefante, dalla pelle marrone-grigia, un lungo collo e denti enormi. Gli indigeni del Cameroon ritenevano che la creatura vivesse nei fiumi e attaccasse le canoe, uccidendo – ma non mangiando – i suoi occupanti.

Nel 1976 lo studioso di rettili James Powell fece un viaggio in Congo per studiare eventuali nuove specie di rettili. Divenne amico dello sciamano della popolazione Fang, il quale gli raccontò della creatura chiamata N’Yamala, molto simile nella descrizione ad un apatosauro (un dinosauro estinto dal collo molto lungo). Appostandosi sulle rive dei fiumi della zona, era possibile scorgerlo mentre emergeva per mangiare alcune piante della giungla.

Powel fece diversi altri viaggi in Africa, alcuni in compagnia del biologo e autore Roy P. Mackal. Non riuscirono a vedere il Mokele M’Bembe o trovarne tracce, ma condussero molte interviste di testimoni oculari. Powell e Mackal mostrarono loro immagini di una varietà di animali, sia viventi che estinti e gli esaminati scelsero sempre rappresentazioni di dinosauri dal lungo collo, perché ricordavano loro il mostro marino. La ricerca del Mokele M’Bembe continua anche oggi, con numerosissime spedizioni In Cameroon e Congo.  Nel 1988 un team di ricerca giapponese avvistò una enorme creatura emergere dal lago Tele e mangiare alcune piante. Le sue caratteristiche fisiche erano compatibili con quelle del misterioso mostro marino.

Gibbons racconta una storia molto realistica che apprese dai pigmei del Lago Tele e confermata da un missionario di nome Eugene P. Thomas. Nel 1960 i membri della tribu Bagombe riuscirono a catturare e ad uccidere un esemplare di Mokele M’Bembe che si era impigliato in una rete da pesca. Le sue dimensioni erano quelle di un grande elefante, ma con possenti unghie su tutte e quattro le zampe e un corno sulla testa. Con molta fatica i pigmei riuscirono ad avere la meglio sulla bestia, uccidendola. Cucinarono la creatura e la mangiarono, per festeggiare la vittoria. I membri della tribù raccontarono a Gibbons però che tutti coloro che presero parte al banchetto morirono nel giro di pochi anni, alimentando la leggenda che l’animale fosse sacro o maledetto.

Ancora oggi la speranza di ritrovare in quelle remote regioni un esemplare di dinosauro superstite è ancora viva presso i ricercatori, nonostante non vi siano prove tangibili della sua presenza. Si ritiene però che il clima e l’habitat di quelle regioni potrebbe essere perfetto per la sopravvivenza di piccoli sauropodi.

Gli scettici ritengono invece che i presunti avvistamenti del Mokele M’Bembe altro non siano che coccodrilli, ippopotami o rinoceronti le cui fattezze siano state in qualche modo camuffate dai riflessi dell’acqua, dall’oscurità e dalle alghe.