Ufo e Alieni: Cadaveri Extraterresti

 

I racconti di corpi extraterrestri ritrovati tra le macerie di dischi volanti sono vecchissimi, alcuni risalenti al periodo della seconda guerra mondiale.
Nel 1864, un quotidiano francese riportò la scoperta, da parte di due geologi americani,  di una roccia a forma di uovo. All’interno di questa roccia, che si dimostrò cava, vi erano diversi manufatti. Tra questi i geologi trovarono i resti mummificati di un piccolo umanoide, con la testa liscia e una strana proboscide.

Nel 1897, durante un’ondata di avvistamenti UFO, vi furono diversi dischi volanti caduti tra l’Illinois e il Texas. In uno di questi incidenti fu recuperato il corpo del pilota alieno e i suoi resti vennero tumulati in un cimitero di una cittadina del Texas del nord. Quando questa storia venne ripresa nei tardi anni 60, molti investigatori si recarono in quelle zone per appurarne la veridicità. Il risultato fu che non venne ritrovata alcuna tomba e alcun cadavere alieno.

Nonostante la storia non venne molto pubblicizzata sui giornali, nel 1913 risulta l’uccisione di un piccolo umanoide nella zona di Farmersville in Texas. Tre giovani fratelli stavano lavorando in un campo di cotone, quando udirono il cane di famiglia abbaiare e ringhiare. Recatisi sul posto, i ragazzi videro il cane azzannare uno strano piccolo uomo, dalla pelle verdastra. Un testimone dell’accaduto dichiarò in una intervista del 1978 che “l’essere aveva lunghe braccia penzolanti, ed uno strano vestito simile ad una tuta che ricopriva gran parte del corpo. Il cane lo azzannò più volte, sbranandolo”.
Questa curiosa storia era tramandata in famiglia da decenni. Nonostante gli investigatori facessero molta difficoltà a credere all’accaduto, la sincerità dei testimoni non venne mai messa in discussione.

Nel 1949, indiscrezioni su corpi alieni recuperati iniziarono a riempire colonne di giornali. Il giornalista Frank Scully scrisse all’epoca che in ben tre occasioni  personale dell’U.S. Air Force aveva recuperato nel deserto del New Mexico resti di navi aliene e cadaveri dell’equipaggio.
Le sue supposizioni vennero raccolte in un libro “Behind Flying Saucers” che all’epoca ebbe molta notorietà, nel quale identifica la sua fonte nel Dr. Gee, uno pseudonimo dietro il quale vi sarebbe uno scienziato esperto di magnetismo (si riteneva infatti che i dischi volanti utilizzassero particolari campi di forza per volare).

Nel 1952 Jim e Coral Lorenzen della APRO (Aerial Phenomena Research Organization), una delle più longeve ed influenti associazioni di ricerca sugli UFO, parlarono con un uomo che giurò di aver partecipato, quattro anni prima, come membro scientifico ad una missione di recupero di resti alieni nel New Mexico. In quell’occasione ebbe modo di vedere personalmente un disco volante e i suoi occupanti tirati fuori dalla cabina di pilotaggio.

Pochi mesi dopo, un altro personaggio contattò i Lorenzen, dichiarando che nel 1948 aveva avuto modo di visitare il Wright Air Development Center a Dayton – Ohio. In quella occasione incontrò un vecchio amico che lavorava nella struttura come militare il quale gli mostrò, segretamente, delle piccole tute spaziali di un materiale misterioso e dei diagrammi che rappresentavano schemi di dischi volanti. Il militare disse che le tute erano state prelevate dai corpi dei piloti alieni morti durante lo schianto di un UFO in New Mexico.

Nel 1955, a Caracas – Venezuela, il giornale El Universal pubblicò una storia sensazionale di un incidente alieno avvenuto cinque anni prima. 
Un uomo dichiarava che, mentre si trovava su una superstrada in Argentina, vide un disco volante atterrare sul lato della strada. Incuriosito, fermò la sua auto e si avvicinò al velivolo. Il portello di ingresso era aperto e l’uomo vi entrò. All’interno trovò i corpi di tre piccoli uomini apparentemente svenuti su di una sorta di pannello di controllo. Dopo averne toccato uno, si spaventò e tornò rapidamente alla sua auto.  Il giorno dopo ritornò sulla stessa strada e vide diversi UFO pattugliare la zona. Dove il giorno precedente aveva visto il velivolo alieno ora vi era solo una grande quantità di cenere.

Più intrigante è una storia raccontata in confidenza a Isabel L. Davis, una delle più intelligenti e capaci ufologiste della prima generazione. Davis non rese mai pubblica questa notizia durante la sua vita, ma la trovò ugualmente intrigante visto che l’informatore era un medico dalla parvenza seria e credibile. Sul finire degli anni 50, egli raccontò a Davis, venne condotto in una struttura segreta gestita dal governo per esaminare dei corpi che subito identificò come SIMILI a resti umani, ma di certo non umani. I suoi superiori non fornirono dettagli in merito alla provenienza dei corpi, e a lavoro finito richiesero esplicitamente il silenzio sull’episodio. Il medico sottolineò a Davis che in ogni caso non avrebbe mai fatto menzione a nessuno dell’avvenimento, in quanto solo un pazzo avrebbe creduto a quella storia.

Negli anni 70, l’ufologo Leonard H. Stringfield, nonostante lo scetticismo di alcuni colleghi, iniziò a collezionare notizie e indiscrezioni relative a incidenti / ritrovamenti alieni, pubblicandole in una serie di monografie. Alcune di queste, anche se mai verificate, risultarono interessanti alla lettura, come quella della testimonianza del Pastore Presbiteriano. Quest’uomo, il cui nome è stato omesso dall’ufologo per la privacy,  dichiarò che quando era giovane si recò con suo padre a visitare il Museo della Scienza e dell’Industria di Chicago. Durante la visita, si persero. Nella ricerca disperata dell’uscita, finirono in una stanza dove trovarono una serie di essere umanoidi adagiati su dei lettini e avvolti in della buste trasparenti. Prima che potessero capire realmente di cosa si trattava, vennero scoperti dalla vigilanza che li portò via. Il padre, prima di lasciare il museo, fu costretto a firmare numerosi documenti in cui si impegnava a mantenere il silenzio su ciò che aveva visto.

Un’altra presunta notizia è invece ambientata in una base aerea del New Jersey, nel 1978. Qui un sergente, il cui nome è mantenuto segreto, raccontò a Stringfield che alcuni poliziotti militari spararono e uccisero un’essere umanoide durante un inseguimento in auto di un UFO.
Il corpo venne immediatamente portato via alla base di Wright-Patterson. Il sergente, per avvalorare la sua storia, mostrò anche i report dell’incidente, con tanto di nomi di testimoni.

Probabilmente gli informatori più interessanti di Stringfield erano diversi medici, che dichiaravano di aver effettuato autopsie su cadaveri alieni. Uno di essi, che dichiarava di lavorare all’epoca per un grande ospedale americano, fornì dettagliate informazioni su di una autopsia aliena praticata nei primi anni 50. L’umanoide descritto ricordava molto le entità grigie dagli occhi grandi che in quegli anni erano protagonisti delle storie di rapimenti alieni. Dopo l’autopsia i cadaveri vennero messi sotto ghiaccio e sigillati in dei contenitori di alluminio.

Stringfield, che morì nel Dicembre 1994, non rivelò mai i nomi dei suoi  informatori, rendendo impossibile verificare la veridicità delle sue ricerche.